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Lo scheletro

Perché alcuni dicono  che abbiamo 205 ossa, altri 206 o oltre 200, come affermano i più cauti? Il motivo di queste contraddizioni è che  alcuni uomini hanno una vertebra o una costola in più, altri hanno un osso aggiuntivo nel piede. L’insieme delle ossa, unite tra loro attraverso le articolazioni, forma lo scheletro, che ha la stessa funzione del telaio di una macchina. E la base su cui "montano” altri pezzi: i muscoli, i tendini, i nervi, la pelle... Ma lo scheletro, che in un uomo adulto pesa circa 12 chili, è anche un involucro sicuro che custodisce gli organi vitali. All’interno del cranio (formato da 29 ossa) si trova il cervello; dentro la cassa toracica (una gabbia con 12 paia di costole) ci sono il cuore e i polmoni; il bacino (dalla forma quasi circolare) ospita i reni, l’intestino e gli organi di riproduzione delle donne. Nel cranio si distinguono la scatola cranica, che contiene il delicato tessuto cerebrale e le ossa della faccia (14), che danno al volto la sua caratteristica fisionomia. Le orbite, che ospitano il bulbo oculare, così come la fossa nasale, possono essere più o meno ampie. L’unico osso mobile del cranio è la mandibola, che serve alla masticazione. Insieme con la mascella è la sede dei denti: fino ai sei anni i venti denti da latte, poi i 32 dell’età adulta. Il cranio di un neonato è molto particolare: la testa di un bambino, per nascere, deve passare attraverso la stretta apertura del bacino della mamma. Per questo le ossa non sono ancora saldate e possono così schiacciarsi senza rompersi. I sei “punti molli” del cranio si chiamano fontanelle e si saldano definitivamente intorno all’anno di vita.

La doppia curva ci sostiene:colonna vertebrale

La colonna vertebrale è l’asse dello scheletro, su cui si innestano cranio, braccia e gambe. E un’insieme di 33 vertebre, ed è simile a una catena di anelli, che custodiscono il midollo spinale. Non è dritta come un manico di scopa ma ha due curve (se vista di profilo sembra una S). La curva in alto, quella dorsale, può accentuarsi troppo, soprattutto nell’adolescenza, a causa di posizioni scorrette di pesi eccessivi.  La mano è uno degli elementi dello scheletro che maggiormente distingue l’uomo dagli altri mammiferi, in quanto il pollice può opporsi alle altre quattro dita e ci permette una presa salda e precisa.

 Un piede elastico

Al contrario le dita dei piedi, a differenza di quelle dei nostri cugini scimpanzé, non sono più prensili. A noi i piedi servono per portare a spasso il resto del corpo e non per arrampicarci sui rami. Sono quindi molto flessibili e hanno una struttura arcuata in modo da resistere all’impatto continuo con il suolo senza subire danni. L’osso più singolare dello scheletro fa parte del ginocchio e si chiama rotula o patella. E’ piccolo, piatto e circolare, staccato dalle altre ossa vicine (femore e tibia). Se siete seduto sul pavimento tenendo le gambe allungate davanti a voi senza irrigidire i muscoli lo potete spostare con le mani a destra e a sinistra.

Il più piccolo e il più grande

Le ossa più piccole dello scheletro sono i tre ossicini che formano l’orecchio: il martello, l’incudine e la staffa. Il record spetta alla staffa, che è lunga solo 3 millimetri, meno di un grano di riso. Un microbo, a confronto con l’osso più lungo, il femore, situato nella coscia e che misura in media 50 cm. La lunghezza delle ossa, però, varia da individuo a individuo: in genere nelle donne sono un po’ più corte. Le differenze aumentano in caso di malattie come il nanismo. Ci sono nani che misurano anche solo 60 centimetri, poco più di una bambola. Dal lato opposto c’è un’altra malattia, il gigantismo, che fa crescere le ossa molto velocemente. Il record di altezza spetta all’americano Robert Wadlow, che misurava 2,72 metri, riuscendo così a sfiorare con la testa il soffitto di una stanza. Il suo piede era lungo 47 cm, le sue mani 32 cm. Attenzione a ciò che mangiamo durante la fase dello sviluppo, cioè quando abbiamo dai 6 ai 12 anni. Una dieta non equilibrata e povera di calcio può rallentare la crescita delle ossa.

 

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Lunga vita alle ossa

Le nostre ossa si presentano in modo del tutto diverso: sono vive, in continua evoluzione, irrorate dal sangue, composte per un terzo da acqua. Dure, lisce e biancastre all’esterno, all’interno sono spugnose e contengono il midollo osseo, un tessuto rosso e gelatinoso che “fabbrica il sangue”, producendo globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Le ossa degli arti sono però più compatte, mentre quelle della colonna vertebrale e del bacino sono più ricche di midollo. Se osserviamo al microscopio la parte spugnosa dell’osso, vediamo che è costituita da una rete di piccoli segmenti chiamati trabecole, che rendono il tessuto simile a un vecchio legno tarlato o a una forma di groviera. Le trabecole sono la sede di cellule chiamate osteociti, che nutrono l’osso ed eliminano le sostanze nocive.

Gli osteociti si dividono in osteoblasti, che producono nuovo osso unendo proteine e minerali, e in osteoclasti, che erodono l’osso per fornire minerali al sangue. Queste cellule sono come gli operai di una catena di montaggio. Ognuna ha la sua funzione e tutte lavorano incessantemente per rinnovare l’osso usando le materie prime di cui è composto: cristalli di sali di calcio e fosforo (che danno all’osso durezza e resistenza), collagene, polisaccaridi e glicoproteine (che gli garantiscono elasticità). Ogni giorno, dalla nascita alla morte, queste cellule riassorbono porzioni di osso vecchio e formano osso nuovo. Praticamente alla fine della nostra vita il nostro scheletro è cambiato completamente 4-5 volte. Questo lavoro è però più frenetico nei primi venti anni di vita, la fase della crescita, quando viene costruito il 90% del tessuto osseo adulto. Da quando nasciamo il nostro corpo si trasforma: mutano gli organi interni, si sviluppano gli organi sessuali, nascono, cadono e rinascono i denti, si allungano i capelli, spuntano i peli. Ma l’ingrandimento più vistoso è quello delle ossa. Si allarga il cranio, si allungano gli arti, si estende la colonna vertebrale, e in particolare tutte le componenti dello scheletro diventano più dense, cioè aumenta la quantità di minerali che lo compongono. La densità minerale ossea, detta anche massa ossea, raggiunge il suo picco tra i 25 e i 30 anni.  Dopo i 30 anni, invece, le ossa cominciano gradualmente a impoverirsi e la massa ossea diminuisce. Maggiore è la massa ossea che riusciamo ad accumulare nell’età della crescita, maggiori saranno le riserve da cui attingere quando saremo adulti e poi anziani. Ed ecco che entra in scena un elemento fondamentale per la nostra crescita e per il nostro futuro: il calcio.

Il 99 per cento del chilo di calcio presente nel nostro organismo si trova nelle ossa, il rimanente 1% neI sangue, che Io distribuisce ai tessuti. Per esempio, il calcio è fondamentale per la contrazione dei muscoli, per la coagulazione del sangue, per la trasmissione degli impulsi nervosi. Da dove il sangue prende il calcio? Da ciò che mangiamo. Ma quando il calcio ingerito attraverso il cibo è insufficiente, ecco che il sangue va ad attingerlo dalle ossa, e queste gradualmente si impoveriscono. E se nell’età della crescita il calcio prelevato viene presto sostituito, quando si è anziani il processo di erosione dell’osso è irreversibile. Le ossa, sempre più povere di calcio, diventano più porose e fragili a causa di un disturbo che prende il nome di osteoporosi e che colpisce soprattutto le donne dopo i 50 anni. C’è un modo per prevenire l’osteoporosi: incrementare le riserve di calcio quando si è giovani. Come? Mangiando cibi ricchi di calcio, soprattutto latte, formaggi e yogurt. Un altro elemento che non può mancare nella nostra dieta è la vitamina D, che permette all’intestino di assorbire il calcio e che si trova, oltre che nel latte, nelle uova e nei pesci grassi. Ai tempi dei nostri bisnonni alcuni bambini si ammalavano di rachitismo, un disturbo che provocava deformazioni ossee e che era dovuto alla carenza di vitamina D. Per prevenire il rachitismo i bambini erano costretti a bere l’olio di fegato di merluzzo, un ricostituente dal sapore cattivissimo.

 

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Il calcio

Le ossa per crescere hanno bisogno di grandi quantità della materia prima di cui sono composte: il calcio. Questo sale minerale va e viene quotidianamente dal nostro corpo. Oltre a servire allo sviluppo delle ossa, viene trasportato dal sangue ai tessuti, e in parte si disperde attraverso il sudore, le urine e le feci. Occorre quindi sostituire, attraverso l’alimentazione, il calcio eliminato (300 mg ogni giorno e approfittare dell’età della crescita per metterne da parte un bel po’ di scorte che ci saranno molto utili in futuro. Dopo aver raggiunto, intorno ai 25-30, il picco di massa ossea (cioè la maggior densità nell’osso di sali minerali), il nostro scheletro comincerà a impoverirsi e a diventare più fragile. Maggiore sarà stata la densità della massa ossea che abbiamo raggiunto, maggiore saranno le riserve da cui attingere. Secondo i dietologi nell’età della crescita occorre assumere grandi quantità di calcio: 800 mg al giorno dai 4 ai 6 anni, 1.000 mg dai 4 ai 10 anni e 1.200 mg dagli 11 ai 14 anni. Certo, non possiamo contare ogni volta che mangiamo quanti milligrammi di calcio sono contenuti nei nostri piatti. Ma una cosa la possiamo fare: avere un occhio di riguardo per quei cibi che contengono in dosi massicce questo prezioso minerale. Non dovrebbe essere un compito difficile, perché i cibi ricchi di calcio sono davvero appetitosi.

Le principali fonti di calcio sono il latte e i latticini: yogurt (anche alla frutta, al cacao, ai cereali), burro, panna, formaggi (dal cremoso stracchino al saporito pecorino, dalla dolce ricotta alla fresca mozzarella), gelati, creme, budini. C’è davvero gusto a fare il pieno di calcio! Ci sono però alcuni bambini a cui i formaggi proprio non piacciono, mentre altri sono intolleranti al latte. Niente paura, il calcio si trova anche in molti altri alimenti. Per esempio, in tutti quei pesci che si mangiano con la lisca (che poi sarebbe il loro scheletro): sardine, sgombri, alici. E ancora, si trova in polpi, calamari, gamberi.

Un ottimo sostituto del latte di mucca è quello ricavato dai fagioli di soia. Con il latte di soia si preparano budini, creme biscotti, gelati e un formaggio chiamato tofu. Di calcio è ricca anche la frutta secca (attenzione a non esagerare, perché è molto calorica): pistacchi, noci, fichi, mandorle, arachidi e soprattutto semi di sesamo, con cui si fanno deliziosi croccantini, un ottimo snack alternativo alle patatine fritte. Una buona quantità di calcio è contenuta anche nelle acque minerali da tavola e nelle verdure a foglia verde: spinaci, carciofi, radicchio, broccoletti di rapa. Il calcio, per essere assorbito dall’intestino, ha bisogno di un’alleata: la vitamina D. Anch’essa è contenuta nel latte, ma anche nelle uova, nel fegato, nelle aringhe e nel salmone.

Oltre a essere ingerita con il cibo, la vitamina D è l’unica che può essere autoprodotta dal corpo grazie all’aiuto della luce del sole. Anche in inverno, quindi, sarebbe utile far “baciare” la nostra pelle dai pallidi, ma sempre benefici raggi solari. Ai bambini che nascono in inverno nei Paesi con climi rigidi, e che quindi non hanno la possibilità di esporre la pelle al sole, i pediatri prescrivono un integrazione (sotto forma di gocce) di vitamina D.

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